Epstein Files: i documenti che tremano l'élite e l'ombra su Trump
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Epstein Files: la vendetta del diavolo e il grattacielo del ricatto

Jeffrey Epstein presente all'evento di lancio di RADAR MAGAZINE all'Hotel QT di New York nel 2005.

Tre milioni di pagine di documenti svelano il lato oscuro di Jeffrey Epstein: un sistema di ricatti e abusi che coinvolge miliardari e presidenti, scuotendo il potere mondiale.

Nessuno, neppure il più talentuoso sceneggiatore di Hollywood o il più audace crime writer, avrebbero potuto creare qualcosa di lontanamente simile agli Epstein Files. E la nuova ondata di documenti — tre milioni di pagine, 2.000 video, 180.000 foto — desecretati dal Dipartimento della Giustizia lo conferma, muovendosi con una potenza tossica devastante.

Dentro c’è tutto: morte, stupri, traffico sessuale, pedopornografia, accuse, calunnie, sospetti.

E quindi risulta difficile definire letterariamente questi roventi file: si può parlare di un giallo? Lo sono. Un thriller? Certo. Un poliziesco? Ovviamente sì. Nei suoi illuminanti consigli di scrittura, Kurt Vonnegut scriveva: ”Fate in modo che in ogni pagina ciascuno voglia qualcosa, anche solo un bicchiere d’acqua”. Il fatto è che questi file trasudano veleno, ed è un veleno dal passo lento ma inesorabile, e ogni schizzo è potenzialmente letale.

La grammatica del male e il ricatto infinito

Epstein aveva il diavolo in testa. Agiva nella sovranità dell’immoralità, era quotidianamente teso al divoramento cannibalesco della mente delle sue vittime, dopo averne frantumato la dignità. E in questo gigantesco mosaico di brutture inseriva i profili del potere: presidenti, banchieri, miliardari, principi, finivano uno dopo l’altro nell’affamata spirale del peggio. Burattini nelle mani di un predatore seriale, di corpi e di illusioni. Il suo ingordo potere preparava la tavola e i commensali non mancavano, facevano a gara per esserci, ignari del fatto che un giorno quella tavola gli avrebbe vomitato addosso di tutto.

Epstein infatti non raccontava sulle ali di una improbabile vocazione letteraria, scriveva per documentare, segnalare, indicare nomi e fatti; era un disegnatore di prove da sfoderare al momento opportuno. Specialista nella grammatica del Male, costruiva, mattone dopo mattone, file dopo file, un grattacielo ricattatorio di cui non si poteva scorgere la cima. E come direbbe oggi David Foster Wallace: ”È questa la vera malvagità, non sapere nemmeno che si è malvagi”.

Donald Trump durante la cerimonia di consegna della Medaglia Messicana per la Difesa dei Confini nello Studio Ovale.
Washington, DC: il Presidente Donald Trump nello Studio Ovale per il conferimento Medaglia Messicana per la Difesa dei Confini. – newsmondo.it

L’ombra del tycoon e le verità non provate

Come sappiamo Epstein si è suicidato in carcere nel 2019. Un anno prima rispondeva a un SMS di una persona non identificata che gli scriveva: ”Stanno facendo di tutto per buttare giù il Presidente Trump” con poche, fulminanti parole: ”Io sono l’unico che può abbatterlo”.

Il finanziere sosteneva di avere informazioni compromettenti sul tycoon. Nel dicembre 2015 avrebbe chiesto a un giornalista del New York Times: ”Vuoi foto di Donald e ragazze in bikini nella mia cucina?”. Le foto in questione non sono mai state fornite, né i racconti di Epstein provati.

Il finanziere, nelle mail pubblicate, scrive che Trump trascorse molte ore insieme a una donna. C’è chi si è spinto a dare un nome a questa donna: Virginia Giuffrè, che conobbe Epstein quando aveva appena 16 anni. Viaggiava regolarmente sul jet privato del finanziere, soprannominato non a caso Lolita Express. E che fossero nei cieli d’America, nella casa dell’Upper East Side di New York o nella dimora dell’isola di Little Saint James, la ragazza ricorda nel suo libro “Nobody’s girl”: ”Mi passavano in giro come un piatto di frutta”. In questo “plurale” l’attuale presidente non c’era, poiché, sempre nel suo memoriale, Virginia scrive che “Trump è sempre stato gentile con lei”.

Una lunga tradizione di sesso e potere

Sia chiaro: Trump non è ad oggi formalmente accusato o incriminato. Ma entra ugualmente nella storia dei presidenti americani finiti nel sandwich sesso & potere. Il sexgate che ha visto protagonista Bill Clinton e Monica Lewinsky è storia d’oggi. Ancora nitide nella memoria le relazioni extraconiugali di John Fitzgerald Kennedy, a cominciare da quella con Marilyn Monroe.

Lo stesso Trump, prima di essere tirato in ballo nello scandalo Epstein, si è dato da fare.

Il presidente è stato condannato all’unanimità per il pagamento di 130.000 dollari alla pornostar Stormy Daniels per farla tacere sui loro rapporti a luci rosse. I soldi furono pagati dall’avvocato di Trump e poi rimborsati come spese legali fittizie, violando anche la legge sui finanziamenti elettorali. E vale la pena ricordare anche che nel 2024 una corte d’appello federale ha condannato il presidente a pagare 83,3 milioni di dollari per aver diffamato Jean Carroll, la scrittrice che lo ha accusato di averla stuprata negli Anni Novanta.

Dal passato al presente e ritorno. Insomma, una lunga tradizione di sesso, nell’abbraccio del potere. Come non dare ragione a Philip Roth che, ne “L’animale morente”, scrive: ”Per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso”.

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ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2026 10:01

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